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Energia in orbita: la startup torinese ORiS vuole ricaricare i satelliti con il laser

03 Settembre 2026 · Redazione · Uomini & Imprese TV
Energia in orbita: la startup torinese ORiS vuole ricaricare i satelliti con il laser

di Roberto Vecchi

Ricaricare un satellite senza toccarlo, trasferendo energia con un raggio laser. È l’idea su cui sta lavorando ORiS – Orbital Recharge in Space, startup deep-tech nata a Torino da quattro giovani ingegneri del Politecnico e oggi impegnata a costruire una possibile futura infrastruttura energetica nello spazio.

La società ha raccolto 5 milioni di euro: 4,5 milioni in un round pre-seed guidato da Earlybird e co-guidato da Pitchdrive, con la partecipazione di Galaxia, Vento e Piemonte Next Fund, più un contributo da 500 mila euro della Regione Piemonte. Per una società ancora in fase iniziale si tratta di una raccolta importante, destinata soprattutto a sviluppo tecnologico, nuove assunzioni e realizzazione di modelli di volo.

Dalla presa di corrente alla “presa” nello spazio

Il problema che ORiS prova ad affrontare è molto concreto. I satelliti moderni consumano sempre più energia perché ospitano sensori, sistemi di calcolo e payload più potenti. Ma in orbita l’energia disponibile è limitata essenzialmente dalla capacità dei pannelli solari e delle batterie installate a bordo.

La proposta della startup è creare sistemi capaci di trasferire potenza a distanza attraverso fasci laser, consentendo in prospettiva a un satellite di ricevere energia aggiuntiva direttamente in orbita. Se la tecnologia dimostrerà di essere affidabile e industrializzabile, potrebbe prolungare la vita operativa di alcuni veicoli, aumentare il tempo di utilizzo dei payload e modificare il modo stesso in cui vengono progettati i sistemi elettrici delle missioni spaziali.

Quattro ingegneri e una tecnologia dual-use

ORiS è stata fondata nel 2024 da Andrea Villa, Anna Mauro, Domenico Edoardo Sfasciamuro e Francesco Lopez. La società è incubata presso I3P e fa parte del programma ESA BIC Turin, l’ecosistema che sostiene la nascita di nuove imprese della space economy.

La tecnologia non viene sperimentata soltanto nello spazio. Attraverso il progetto LOONA, sviluppato anche nell’ambito dell’acceleratore NATO DIANA, ORiS ha già dimostrato il trasferimento wireless di energia a un drone in hovering a oltre 100 metri di distanza. È un passaggio importante perché permette di verificare sulla Terra parte dei sistemi di puntamento, controllo e trasmissione che in futuro dovrebbero funzionare tra veicoli in orbita.

Il prossimo obiettivo dichiarato è ancora più ambizioso: una dimostrazione in orbita prevista nel 2027 insieme a DCUBED, con trasferimento di energia via laser su una distanza di circa dieci metri tra sistemi spaziali.

Perché è una storia da seguire

Il punto non è soltanto il round finanziario. ORiS rappresenta bene una nuova generazione di imprese italiane nate dall’incontro tra ricerca universitaria, capitali di rischio e industria spaziale. L’idea di trasformare l’energia in un servizio disponibile anche in orbita appare oggi futuristica, ma lo stesso valeva pochi anni fa per molte tecnologie che stanno diventando infrastrutture della nuova space economy.

La scommessa è capire se il laser potrà fare nello spazio quello che una rete elettrica fa sulla Terra: portare energia dove serve, quando serve.

Foto illustrativa: terminale ottico satellitare Mynaric Condor Mk3.1. Blervis / Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0. L’immagine illustra una tecnologia laser per applicazioni spaziali e non rappresenta un apparato ORiS.

Fonti: ORiS; Politecnico di Torino; Wikimedia Commons – licenza immagine.

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