Cato raccoglie 6 milioni: l’AI italiana entra nelle gare d’appalto

Fonte: Cato / Keen Venture Partners · 7 settembre 2026
Una delle attività più complesse per migliaia di imprese italiane — partecipare a una gara pubblica — sta diventando un terreno concreto di applicazione dell’intelligenza artificiale. Cato, startup nata a Milano nel 2025, ha chiuso un round seed da 6 milioni di euro, guidato da Keen Venture Partners e partecipato da investitori già presenti nel capitale.
Il nuovo finanziamento porta a 7,6 milioni di euro il capitale raccolto dalla società in meno di un anno. Cato sviluppa una piattaforma AI pensata per uffici gare e team commerciali: individua opportunità pertinenti, analizza i documenti, estrae requisiti e criteri di valutazione e assiste nella preparazione della documentazione necessaria per partecipare.
Il punto interessante non è soltanto tecnologico. Il mercato degli appalti pubblici in Italia vale centinaia di miliardi di euro ogni anno e continua a richiedere alle aziende una grande quantità di lavoro manuale, tra portali diversi, capitolati, verifiche e scadenze. Cato prova quindi ad applicare l’AI a un processo molto specifico e ad alto costo operativo, dove velocità e precisione possono incidere direttamente sulla capacità di un’impresa di competere.
Secondo la società, la piattaforma monitora decine di migliaia di fonti e viene già utilizzata da aziende di diversi settori. Il capitale raccolto servirà a rafforzare la tecnologia, ampliare il team commerciale, entrare in nuovi comparti e sostenere l’espansione oltre il mercato italiano.
La storia è interessante anche perché conferma un orientamento sempre più evidente dell’ecosistema startup: l’intelligenza artificiale sta passando dalle applicazioni generaliste a strumenti verticali progettati per risolvere processi aziendali molto precisi. Nel caso di Cato, il bersaglio è uno dei più burocratici e meno automatizzati: la partecipazione alle gare pubbliche.
Foto: Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini, cofondatori di Cato. Credito immagine: Cato, via The Next Web.
Roberto Vecchi – Redazione Uomini & Imprese
