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Dal permafrost antartico emerge carbonio profondo: il contributo della ricerca italiana

21 Ottobre 2026 · Redazione · Uomini & Imprese TV
Dal permafrost antartico emerge carbonio profondo: il contributo della ricerca italiana

Nel permafrost della Taylor Valley, in Antartide, il carbonio non arriva soltanto dall’atmosfera o dai processi biologici superficiali. Una parte rilevante può risalire da sorgenti geologiche profonde, attraversando il terreno permanentemente ghiacciato. È la nuova prospettiva aperta da uno studio internazionale a cui hanno partecipato il Consiglio nazionale delle ricerche e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Global Biogeochemical Cycles, ha messo a confronto tre campagne di misura svolte nel 2020, nel 2023 e nel 2025. Il flusso medio di anidride carbonica dal suolo è passato da 1,73 a 9,49 grammi per metro quadrato al giorno: un aumento di circa 5,5 volte. Anche il valore massimo rilevato è cresciuto, da 11,36 a 72,99 grammi per metro quadrato al giorno.

Per risalire all’origine dei gas, il gruppo di lavoro ha combinato analisi molecolari e isotopiche di anidride carbonica e metano. La firma chimica della maggior parte dei campioni non è compatibile con una semplice produzione microbica superficiale e indica invece un contributo proveniente dal sottosuolo profondo.

La Taylor Valley è una delle principali aree prive di ghiaccio delle McMurdo Dry Valleys. Sotto il suo permafrost si trovano sacche d’acqua molto salina e una rete geologica e idrica complessa, che potrebbe favorire la risalita dei fluidi. I dati disponibili, tuttavia, non consentono ancora di identificare un unico percorso né un meccanismo preciso per le anomalie osservate in superficie.

Gli autori sottolineano inoltre che lo studio non attribuisce direttamente l’aumento del degassamento allo scongelamento del permafrost. Temperatura del terreno, contenuto d’acqua e spessore dello strato attivo non sono stati misurati in modo sistematico in tutte le campagne: stabilire un rapporto causale con il riscaldamento superficiale richiederà quindi osservazioni più estese e continue.

Le prossime ricerche punteranno su monitoraggi stagionali e pluriennali, misure idrologiche e indagini geofisiche capaci di ricostruire il collegamento fra le anomalie superficiali e i sistemi fluidi profondi. Il risultato segnala comunque un meccanismo del ciclo del carbonio alle alte latitudini ancora poco rappresentato nelle ricostruzioni disponibili.

Le attività sono state svolte nell’ambito dei progetti PNRA SENECA e SENECA 2, durante tre spedizioni italiane in Antartide, con il supporto logistico di UTA-ENEA e Antarctica New Zealand. Il Programma nazionale di ricerche in Antartide è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Fonte originaria: Consiglio Nazionale delle Ricerche, nota stampa del 20 ottobre 2026.
Fotografia: Taylor Valley, Alessandra Sciarra – INGV/PNRA, pubblicata nella nota stampa CNR.

Roberto Vecchi – Redazione Uomini & Imprese

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