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Dai fanghi di dragaggio ai materiali per l’edilizia: il brevetto PoliTO-Marazzato

01 Novembre 2026 · Redazione · Uomini & Imprese TV
Dai fanghi di dragaggio ai materiali per l’edilizia: il brevetto PoliTO-Marazzato

Un residuo complesso da gestire può diventare una nuova materia prima per le costruzioni. È il principio alla base del brevetto nato dalla collaborazione fra il Politecnico di Torino e Marazzato Soluzioni Ambientali, società del Gruppo Marazzato: un procedimento che trasforma i fanghi di dragaggio in geopolimeri utilizzabili, per esempio, in pavimentazioni ed elementi di arredo urbano.

I fanghi di dragaggio sono i sedimenti che si accumulano negli invasi e che devono essere rimossi periodicamente. Il procedimento brevettato interviene proprio su questa frazione, valorizzandola come materiale inorganico e riducendo al tempo stesso il ricorso a materie prime vergini. Il titolo del brevetto è “Procedimento di geopolimerizzazione di un fango di dragaggio” e il numero di registrazione presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi è 102024000017923.

Dalla ricerca di laboratorio all’applicazione industriale

L’invenzione porta la firma del gruppo di ricerca del Politecnico di Torino composto da Devid Falliano, Luciana Restuccia, Jean-Marc Tulliani, Federico Vecchio e Marco Zerbinatti. Il percorso scientifico deriva da oltre dieci anni di studi sul recupero dei fanghi prodotti dalla lavorazione della pietra ornamentale e, dal 2020, si è esteso ai limi di dragaggio grazie alla collaborazione con il Gruppo Marazzato.

Nel 2021 i primi prototipi di piastrelle ottenuti con questo approccio sono stati presentati alla Milano Design Week. La domanda di brevetto è stata depositata nel luglio 2024 e la concessione è arrivata nell’agosto 2026. Il risultato si inserisce nel rinnovo triennale dell’accordo fra l’Ateneo e il Gruppo Marazzato, sottoscritto nel febbraio 2026, che indica proprio i geopolimeri da fanghi di dragaggio fra i temi prioritari di ricerca.

Un ponte fra economia circolare e manifattura

Il valore della tecnologia sta nella doppia funzione: offrire una prospettiva di riutilizzo per i sedimenti rimossi dagli invasi e sviluppare materiali da costruzione ottenuti da materie prime seconde. La fase successiva sarà avvicinare ulteriormente il procedimento alla scala produttiva, mettendo in relazione competenze scientifiche, esperienza nella gestione dei rifiuti e requisiti del settore edilizio.

È un esempio concreto di trasferimento tecnologico: il laboratorio non si limita a formulare un materiale, ma lavora con un’impresa per valutarne il passaggio verso applicazioni reali, con l’obiettivo di ridurre gli scarti e trasformarli in risorse utilizzabili.

Fonte originaria: Politecnico di Torino, “Dai fanghi di dragaggio a nuovi materiali per l’edilizia”, 28 ottobre 2026.

Roberto Vecchi – Redazione Uomini & Imprese

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