Cina, il 1° gennaio entrerà in vigore la nuova legge per la tutela dell’ e-commerce

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La norma sull’e-commerce non interessa solo ai colossi come Alibaba, ma anche a tutti gli operatori che vendono beni nel contesto dei social. Restrizioni imposte ai «daigou» che importavano beni dall’estero.

Entrerà in vigore il 1° gennaio 2019 la nuova legge che regola l’e-commerce e la tutela dei consumatori in Cina, approvata il  31 agosto scorso, alla quarta lettura, dal Comitato permanente del Congresso nazionale del Popolo cinese (http://www.npc.gov.cn/englishnpc/news).

La norma (https://npcobserver.com/lawlist/e-commerce-law)  vuole disciplinare l’enorme disordine  in questo mercato che si è espanso in modo febbrile negli ultimi anni, caratterizzato da scarsa attenzione per la privacy degli utenti, da contraffazioni e da frodi, e da frequenti denunce, proteggendo i diritti legali e gli interessi di tutte le parti,  tutelando la proprietà intellettuale, la privacy e la sicurezza informatica.

Le piattaforme e-commerce, inoltre, potranno essere sanzionate se i prodotti non rispetteranno le leggi in materia di igiene. La normativa riguarda sia le gigantesche piattaforme come Taobao e Tmall del gruppo Alibaba ma anche le vendite attraverso i social networks o l’ app WeChat, estremamente diffusa e popolare.

Tutti coloro che venderanno online saranno tenuti a registrarsi, e dovranno pagare le tasse, anche coloro che finora avevano sempre venduto privatamente beni sui social in modo informale.

La disciplina prevede sanzioni per false valutazioni e recensioni sui prodotti vendute da parte di falsi consumatori. Inoltre, vieta agli operatori che hanno una posizione di mercato dominante di ostacolare o restringere la concorrenza: coloro che senza adeguata ragione pongono restrizioni alle transazioni possono incorrere in sanzioni che vanno dai 500,000 yuan (73,260 dollari americani) fino a 2 milioni yuan.

Una norma repressiva? Si, ma non solo. Infatti, il legislatore ha previsto agevolazioni allo scopo di diffondere l’e-commerce anche nelle zone agricole e rurali, per la vendita di prodotti, alimentari o non, verso il resto del paese.  Il Consiglio di Stato e i governi locali dovranno adottare misure per sostenere e promuovere imballaggi, stoccaggio e trasporto il più possibile “sostenibili” e rispettosi dell’ambiente.

Le stesse autorità cinesi stanno inoltre inasprendo i controlli sui “daigou”, i personal shopper che su incarico di altri consumatori importavano finora beni dall’estero all’interno dei confini della Repubblica Popolare. La nuova legge sull’e-commerce impone a queste figure di vendere i beni solo nel contesto di piattaforme che godano di una regolare licenza e di pagare le tasse di importazione: un imprevisto significativo per tutti quei brand non cinesi, anche del settore luxury, che avevano goduto finora di un crescente sviluppo all’interno del vecchio Celeste Impero.

Simone Ortolani

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